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Intervista a Fabio Di Cocco

 

1) Come si è sviluppata e da quali esigenze è nata l’idea che ha dato vita a questo racconto?

Questo racconto nasce dall’esigenza di continuare a parlare ai piccoli e ai grandi di luoghi dove potersi ritrovare. L’idea si sviluppa sulla falsa riga del primo racconto, “dove nascono le nuvole”, che arrivava da una esperienza diretta con la mia bambina. Una semplice domanda, e un gioco di fantasia ci avevano portato a scoprire un luogo, appunto “dove nascono le nuvole”, che ci aveva permesso di fermare il tempo e di ritrovarci insieme per condividere una esperienza di gioco fatta soltanto di immagini disegnate con le parole. 

 

2) Qual è l’intento pedagogico di questa storia? Cosa dovrebbe insegnare ai giovani lettori?

L’intento pedagogico è quello di insegnare ai piccoli, ancor prima che ai grandi, ad “ascoltare” piuttosto che a “sentire” e a “guardare” piuttosto che a “vedere” il mondo che ci circonda. Soltanto ascoltando e guardando con occhi di bambino si può riuscire a cogliere l’essenza delle cose. Questo è l’insegnamento che vorrei venisse recepito dai giovani lettori: andare oltre ciò che ci appare senza limitarsi alla superficialità con la quale sempre più spesso, oggi, ci si accosta ad ogni argomento. 

 

3) In che modo si deve parlare ai più piccoli? Quali sono i segreti per la scrittura di un racconto che parli ai più giovani in maniera chiara ed efficace?

I piccoli hanno una grande sensibilità e sono in grado di cogliere tante sfumature che a un adulto spesso sfuggono. Per questo bisogna sempre parlare con i bambini con sincerità, senza nascondere nulla dietro artifici letterari e concetti troppo articolati. Per parlare ai più giovani in maniera chiara ed efficace bisogna essere soprattutto veri e poi bisogna usare un linguaggio immediato, chiaro, che possa stimolare la loro fantasia e attrarre la loro attenzione fin dalla prima parola scritta, rispondendo subito alla loro domanda e, solo dopo, argomentando e spiegando. 

 

4) Sei un autore Curcio da moltissimi anni ormai e conosci bene il mondo dell’infanzia...come pensi che si siano modificate le esigenze e gli interessi delle nuovi generazioni e cosa deve fare un autore per catturarne l’attenzione?

Le nuove forme di comunicazione tecnologica hanno modificato moltissimo la percezione che le nuove generazioni hanno del mondo. Il tempo scorre molto più in fretta e gli interessi e le esigenze dei giovani e giovanissimi viaggiano parallelamente alla velocità delle connessioni internet, mutando di volta in volta a seconda degli stimoli e delle mode dominanti sulla rete. Per catturare la loro attenzione in un mondo dove tutto è in accelerazione esponenziale, un autore deve andare controcorrente, deve fermarsi, fermare il tempo. In questo movimento frenetico, in questo correre a tutti i costi, l’autore deve avere la capacità di riuscire a creare una “bolla” dove cristallizzare il tempo che scorre via costruendo, attraverso la forza evocativa della parola scritta, una specie di oasi dove poter ri-trovare la “lentezza” data dal ritmo scandito dai naturali processi della vita.  

 

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