In un mondo dove L’IA, gli algoritmi delle piattaforme tecnologiche e lo Stato, ancora governato da esseri umani, convivono, ci si chiede spesso quando inizia il potere dell’uno e termina il controllo dell’altro. Partendo da questo scenario, abbiamo voluto discutere con Michele Filippelli della sua analisi in merito, affrontata nel libro Sovranità in crisi. Intelligenza artificiale e controllo delle coscienze.
L’autore
Professore universitario e ricercatore scientifico di diritto privato e diritto civile, è direttore scientifico di riviste, sillogi, collane giuridiche, corsi di alta formazione, programmi radio video e cyberspazi di ricerca. Filippelli è anche ideatore e fondatore di GiuriMatriX, la prima intelligenza artificiale generativa applicata al diritto ed autore e curatore di saggi, trattati, monografie, atti di convegni e prefazioni dei principali editori del Paese quali Treccani, Cedam, Giuffrè, la Tribuna, Key, Diritto Avanzato, Altalex e Ad Maiora.

Dietro le quinte di.. “Sovranità in crisi. Intelligenza artificiale e controllo delle coscienze”
La “crisi della sovranità” di cui parla è una crisi dello Stato che perde potere, o è prima di tutto una crisi dell’individuo che perde il controllo sulla propria mente?
Lo Stato consta di tre elementi essenziali che rappresentano i pilastri della sua esistenza. Territorio, popolo e sovranità sono sempre stati sostantivi chiari e inequivocabili, ma oggi non è più cosi. Il territorio, ad esempio, caratterizzato da suoli e confini, si è trasformato in cyberspazio privo di perimetri e radici, mentre il popolo, cioè l’insieme di persone identificate che compongono una comunità, diventa utenza provvista d’identità digitale. La sovranità, quindi, accusa il cambiamento ed entra inevitabilmente in crisi.
Chi detiene davvero il potere nell’era digitale: gli Stati o le grandi piattaforme tecnologiche?
Gli Stati e le Big Tech svolgono ruoli distinti e separati, al momento. I primi rappresentano il massimo vertice del potere istituzionale, le seconde, invece, possiedono e conducono lo sviluppo e il progresso industriale. Sono destinati a incontrarsi, non a scontrarsi, e insieme accompagnare la specie umana nella quarta fase dell’età tecnologica, riscrivendo le regole di una nuova e pacifica convivenza sociale.
In che modo agisce l’ipnocrazia e quanto può essere simile o differente dai totalitarismi europei?
L’ipnocrazia è un fenomeno imparagonabile a qualunque forma di totalitarismo presente al mondo. Se quest’ultimo è il prodotto dell’uomo, lo stato ipnotico, invece, è il frutto di un’autodeterminazione impercettibile della persona. Il totalitarismo esercita forza fisica e psicologica sui consociati per raggiungere i propri obiettivi, diversamente l’ipnocrazia conversazionale non ha scopi ed è provocata da un eccessivo lassismo e affidamento dell’uomo alla macchina.
Come ci si può accorgere di essere manipolati se gli algoritmi agiscono assecondando i nostri desideri e le nostre paure?
L’intelligenza artificiale è fallibile. L’uomo, quindi, per individuarne le distorsioni, deve imparare a conoscere il linguaggio e il ragionamento degli agenti ro-bot, prendendo spunto anche dall’art. 4 del regolamento UE 2024/1689 che prevede un livello sufficiente di alfabetizzazione tanto per i fornitori, quanto per i deployer dei sistemi AI. L’approccio a questa tecnologia necessita di approfondimento ed esperienza; solo in tal modo possono essere scoperti, mitigati e impediti i casi, sempre più frequenti, di dipendenza emotiva, alimentati da adulazione, compiacenza e assuefazione ipnotica.
Se l’IA influenza le nostre scelte quotidiane, abbiamo ancora un libero arbitrio o prendiamo decisioni che sono già inserite all’interno di un piano già stabilito?
L’intelligenza artificiale influenza le scelte dell’uomo, evitandogli di commettere errori soltanto se impiegata correttamente. L’arbitrio umano non è privato della sua libertà, ma è potenziato dalle immense capacità della macchina. È comprensibile, in questa prima fase, il prevalere del sentimento di timore o perplessità; superata con il tempo la barriera della diffidenza, però, la persona si farà coinvolgere e trasportare in un mondo nuovo, ricco di risorse, improntato al miglioramento della vita privata e sociale. Si pensi alle autovetture di ultima generazione: l’uomo indica la destinazione e la macchina calcola e intraprende il percorso più sicuro e veloce, lasciando sempre e comunque ogni decisione finale al conducente.
Cosa succederebbe se il mondo fosse governato unicamente dagli algoritmi?
Il rapporto uomo-macchina non è tra governante e governato e viceversa, anche perché in una ipotetica competizione vincerebbe il più forte, cioè la macchina. La tecnologia ha già dimostrato che i tempi di progressione superano di molto i tempi di formazione e approvazione delle leggi, che rappresentano gli unici strumenti per disciplinare, piuttosto che governare, l’impiego dell’intelligenza artificiale. L’uomo può solo prendere atto del fenomeno e tentare di indirizzare gli effetti in ossequio ai principi generali, consapevole che il mondo è pronto all’integrazione delle capacità umane con le abilità sovraumane delle macchine.
Se le tecnologie arrivassero a dominarci sostituendo il potere umano, potrebbe nascere una forma di ribellione che consiste semplicemente nel disconnettersi per riprendere il controllo delle proprie decisioni?
La sostituzione della vita naturale con quella artificiale non è concretizzabile. Le macchine intelligenti non sono esattamente degli strumenti, nel significato proprio del termine ovvero congegni o dispositivi necessari per compiere una o più determinate operazioni, ma qualcosa di più. Sono una componente dell’evoluzione umana che cresce e diventa sempre più essenziale al punto che un giorno non troppo lontano coloro che si troveranno sprovvisti dell’AI saranno destinati e confinati ai margini sociali.
LA SOVRANITA’ IN CRISI. INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CONTROLLO DELLE COSCIENZE di Michele Filippelli
Rosiello Silvia




