Diana Athill: una donna indimenticabile per l’editoria

Nata nel 1917, mentre lo Zeppelin tedesco bombardava la capitale inglese, la sua famiglia si spostò da un ricco quartiere londinese alla campagna, dove Diana ebbe modo di dedicarsi alla lettura.

Decisivo fu l’incontro con l’amico Andrè Deutsch: lui, burbero, faceva affari, e lei, appassionata, lavorava ai libri. Iniziarono insieme nella casa editrice Allan Wingate e collaborarono, successivamente, nella casa editrice che prese il nome di Andrè. Diana intraprese la carriera editoriale in un momento in cui era impensabile associare una donna al mondo dei libri.

Editor, scrittrice, memorialista, risale al 1962 la sua prima pubblicazione: An Unavoidable Delay, una collezione di racconti brevi, seguiti da Don’t Look at Me Like That: a novel (1967) e, nel 2011, da Midsummer Night in the Workhouse. Sempre nei primi anni Sessanta, pubblicò il suo primo memoir: Instead of a Letter.

Conosciuta nell’ambiente per la sua grazia e la sua gentilezza, Diana è ricordata per la sua dedizione: si prendeva cura degli autori e delle loro creature, instaurando quel rapporto di reciproca fiducia che qualunque scrittore vorrebbe coltivare con il suo editor. Tra i tanti, lavorò con Philip Roth, Margaret Atwood, Jack Kerouac, VS Naipaul.

Contro ogni tendenza di mercato, moda passeggera, o strategia di narrazione, scelse di sostenere l’editoria di qualità, convinta del potenziale dei buoni libri che nessuno come lei sapeva individuare e che accompagnava, inevitabilmente, verso un destino glorioso.

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