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Intervista a Lucia Delle Fave, ex studentessa dell'Istituto Armando Curcio

 

Lucia Delle Fave, da dove nasce la tua passione per il mondo editoriale?

Sin da piccola ho amato le lingue e la lettura. E’ dalla loro unione che ha cominciato a fiorire dentro di me la curiosità verso quella realtà che permetteva ai miei eroi quali Re Artù e i suoi cavalieri, Harry Potter e i suoi magici amici, Frodo e la sua Compagnia, di prendere vita ed accompagnarmi in tutti questi anni. Fu quando lessi il mio primo libro di narrativa in lingua che avvertii un certo diletto nel cimentarmi a tradurre il testo cercando di non perdere quella che è la sfumatura tipica di ogni racconto. Da allora e, grazie a nuovi studi e approfondimenti, capii che avrei fatto di tutto per poter far parte di quel magico mondo.

                                

Sei un ex studentessa dell’Istituto Armando Curcio. Raccontaci la tua esperienza di formazione.

Presso l’ Istituto Armando Curcio ho frequentato ben due corsi, “Il traduttore per l’editoria” e “Media, Marketing e Storytelling”. Sebbene si possa pensare ai due corsi come tipologie diverse tra di loro, in realtà, per molti aspetti presentano affinità. In entrambi centrale è il ruolo ricoperto dal “racconto” e dall’emozione che si vuole trasmettere al pubblico. Ho avuto a disposizione, oltre la continua possibilità di interfacciarmi con gli insegnanti, dispense e materiali che ben spiegavano l’argomento di quella settimana. Nel corso “Il traduttore per l’editoria” si è dato ampio spazio alla strutturazione di una vera e propria scheda di distribuzione editoriale, imparando a captare quelle che potevano essere ottime frasi di lancio per la vendita di un libro. Ma per me, l’aspetto più elettrizzante di tutto il corso è stato quello del project work nel quale è stata affidata la traduzione di un classico dall’inglese, curandone ogni suo aspetto: dalla scelta del registro alla sintassi da costruire in base a quello che era il periodo in cui era ambientato o concepito questo racconto fino al decidere se rimanere fedele allo stile di scrittura dell’autore o se modificarlo per una migliore resa italiana.

 

A breve, in libreria ci saranno due libri che ha tradotto: “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain e “Siamo gemelle?” di Aleesah Darlison. Come ti sei preparata per questo lavoro? Come hai messo in pratica le conoscenze acquisite?

Con le “Avventure di Tom Sawyer” ho avuto la possibilità di rivivere gli anni di spensieratezza e semplicità tipici della fanciullezza e, successivamente, con la serie della Darlinson, ho avuto modo di conoscere i segreti più intimi di una bambina che deve affrontare e sopravvivere alle strane sfide che la vita ci lancia ogni giorno. Grazie alle nozioni assimilate ed acquisite nel corso “Il traduttore per l’editoria”, non è stata persa, nella loro resa in italiano, la musicalità e l’aspetto gioviale che caratterizzano entrambi i romanzi. Una resa impeccabile non è ovviamente possibile e, sapendo quanto è importante rispettare l’autore della storia, ho cercato di non allontanarmi troppo dal loro stile, senza però trascurare le regole per una buona sintassi italiana. Il concetto dell’evasione, ha giocato un ruolo importante nella decisione se lasciare i toponimi nella loro versione originale o se adattarli nella nostra lingua. Alle nozioni acquisite durante il corso ho affiancato quello che è il mio modus operandi: leggo la storia nella sua interezza, mi faccio un’idea generale della trama e del pubblico a cui è rivolto il libro e scelgo se restare fedele allo stile dello scrittore. Mi dedico poi alla stesura della traduzione e infine pratico il labor limae per smussare eventuali spigolosità.

 

Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere la carriera di traduttore per l’editoria? 

Il mio consiglio per chiunque voglia intraprendere questa strada è leggere e aprirsi al mondo affascinante delle lingue, frequentando buoni corsi di traduzione che  diano la possibilità di conoscere questo mondo, non solo teoricamente ma anche teoricamente, mettendo in pratica quanto appreso. E, ultima cosa, ma certo non per importanza, è non smettere mai di provarci se il traduttore è ciò che si desidera fare nella vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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